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1984 – Recensione

di George Orwell

Ciao Lettrici e Lettori,
oggi torno a parlarvi di grandi classici e lo faccio con 1984 di
George Orwell edito da
Feltrinelli editore qui nella mia versione Universale Economica Feltrinelli
374 pagine di durezza, di riflessione, di contemporaneità.

TRAMA

E’ il 1984 e a Londra, vasta e rovinosa, una città di un milione di pattumiere, l’ordine è mantenuto da una psicopolizia che interviene alla minima situazione di dissenso e le case sono provviste per legge di televisori-telecamere.
Sono strumenti per controllare la vita dei cittadini, e di essi si serve il Partito, sistema governativo al cui vertice si trova Big-Brother, misteriosa figura che nessuno ha mai visto di persona, sebbene le sue immagini campeggino su ogni muro per ricordare agli abitanti che sono osservati.
In questo scenario si muove Winston Smith, oscuro funzionario di basso livello del partito, impiegato al Ministero della Verità con il compito di riscrivere la storia per allinearla all’attuale pensiero politico.
Ma la sua propensione per una condotta morale e un certo interesse per la verità lo porteranno su una strada che, se scoperta, verrebbe considerata “ribelle”.

Non si instaura una dittatura per tutelare una rivoluzione; si fa la rivoluzione per instaurare la dittatura

COSA NE PENSO?

1984 è un romanzo dispotico che ti entra dentro. Un romanzo che Orwell ha scritto nel 1949 ma che, oggi, più di 70 anni dopo risulta essere così straordinariamente attuale.

1984

Big-Brother, un grande fratello che ci spia h24, che sa esattamente quello che pensiamo, cosa facciamo, dove siamo.
Non fa pensare anche a Voi a google?
Togliamo, forse, che Google e simili, non sappiano esattamente cosa pensiamo, ma sanno sempre esattamente dove siamo, cosa ci interessa, cosa ci irrita.

Sicuramente Orwell mentre scriveva 1984 non poteva immaginare il ruolo che ha oggi la tecnologia nelle nostre vite. Probabilmente la sua è una condanna (a mio avviso giusta!) ai totalitarismi politici.
Il dover essere, per partito preso, tutti uguali, dover pensare tutti la stessa cosa, comportarsi nei modi decisi dal partito.
Il dissenso? Non accettato.
Chi distorce, anche se di poco e per poco il suo pensiero da quello del partito può essere accusato di “reopensare” e condannato a morte.
Ma solo dopo essere stato torturato fino al momento della redenzione. Solo dopo esser stato “curato”.

Winston, nel suo piccolo, cerca in ogni modo di ribellarsi, di mantenere quel poco di umanità che per il Partito non deve esistere. Winston cerca di rimanere “umano” in un mondo in cui tutti sono catechizzati. Cerca di ricordare come era la sua vita prima dell’ascensione del partito, arrivando anche a sperare nell’esistenza di Goldstein l’unica figura che sembra essere l’opposizione a Big Brother, ma del quale non è certa neppure l’esistenza.

Winston potrebbe venire ucciso anche solo per aver avuto questi pensieri, così come potrebbe esserlo per essersi allontanato troppo dalla sua abitazione senza un valido motivo.

Orwell ci impone con 1984 di fermarci a riflettere, ci ricorda che i totalitarismi non portano mai niente di buono, ma ci dà anche una fievole speranza che ognuno può fare la sua parte. Pur piccola che sia.

Non mi stupisce che 1984 sia entrato tra i grandi classici della letteratura, un romanzo dispotico, complicato nella scrittura ma dal potenziale riflessivo ed emozionale elevatissimo.

Voto: 8-