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I Bambini di Svevia

di Romina Casagrande

Buongiorno Lettori e Lettrici,
oggi recensisco I bambini di Svevia di Romina Casagrande edito da Garzanti.

Ho letto questo libro insieme alle amiche del gruppo di lettura #Viaggiatricidicarta.

I bambini di Svevia, è un romanzo tosto, amaro da digerire. Infatti si tratta di un pezzo della nostra storia, anche se qui il tutto viene molto romanzato.

Chi erano i bambini di Svevia? Erano tutti quei bambini di piccoli paesi, perlopiù dell’Alto Adige che partivano per un lungo viaggio attraverso le Alpi per andare a lavorare nelle fattorie dell’Alta Svevia.

In questo romanzo Romina Casagrande ci racconta la storia di Edna, una di queste bambine che ormai novantenne ripercorre lo stesso identico tragitto per arrivare a trovare Jacob, colui che un tempo fu il bambino che la salvò dalla fattoria in cui si trovava.

Edna scopre, dopo quasi ottant’anni, che Jacob è ancora vivo ma è appena stato coinvolto in un grave incidente.

Così scatta in lei il desiderio di poter, dopo tutti questi anni, farsi perdonare, spiegargli cosa è successo veramente la notte in cui sono scappati dalla fattoria.

Conosceremo la storia dei bambini di Svevia attraverso i ricordi che invaderanno la mente di Edna durante il lungo viaggio che si presta a compiere, insieme ad Emil suo fidato compagno di vita che sta con lei dai tempi della fattoria. E’ anche per Emil che Edna vuol raggiungere a tutti i costi Jacob, il farlo a piedi a novantanni è invece la sua vittoria personale, l’unico modo per espiare i suoi peccati.

I bambini di Svevia

Durante il tragitto Edna incontrerà diversi personaggi piuttosto strani che l’aiuteranno a raggiungere il suo obbiettivo, ma contemporaneamente anche Edna aiuterà loro.

Altri due personaggi sono presenti con una certa insistenza nel libro: Adele e Max. Adele è la fornaia del paese ormai amica di Edna, nonostante la differenza di età, si preoccupa per lei e in un certo senso l’accudisce; Max suo marito è un personaggio ambiguo che fino alla fine non capiremo veramente.

Cosa ne penso?

Ammetto che avevo aspettative altissime su questo romanzo e, ahimè, non tutte sono state soddisfatte. Avrei voluto sapere molto di più sui bambini di Svevia, avrei voluto che il romanzo fosse molto più incentrato su quello piuttosto che sullo strampalato viaggio di Edna novantenne.

Allo stesso tempo però trovo nella costruzione del viaggio un modo per stroncare l’inquietudine che mette la parte del libro in cui si racconta di ciò che succedeva a questi bambini nelle fattorie dell’alta Svevia. Quindi forse, andando avanti con la lettura sono riuscita a comprendere le scelte dell’autrice.

Certo è che la parte che mi ha più emozionata è stata quella in cui racconta dei bambini, mentre quella che riguarda il viaggio è stata divertente ma, a tratti, troppo surreale per i miei gusti.

Resta comunque un libro tutto sommato piacevole e che merita di essere letto affinché si tenga viva la memoria di quello che è stato.

Voto: 7 e mezzo