Le intermittenze della morte – trama ed opinione

di Josè Saramago

Buongiorno Lettrici.
Buongiorno Lettori.
Oggi parliamo di Le intermittenze della morte scritto dal premio nobel per la letteratura Josè Saramago ed edito, nella mia versione, da La Feltrinelli. 224 pagine di riflessioni.

TRAMA: Un Paese senza nome, 31 dicembre, scocca la mezzanotte. E arriva l’eternità, nella forma più semplice e quindi più inaspettata: nessuno muore più. La gioia è grande, la massima angoscia dell’umanità sembra sgominata per sempre. Ma non è tutto così semplice: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito. E cosa ne sarà della Chiesa, ora che non c’è più uno spauracchio e non serve più nessuna resurrezione? I problemi, come si vede, sono molti e complessi.

Intanto la morte, con fattezze di donna, segue i suoi imprendibili ragionamenti: dopo sette mesi annuncia, con una lettera scritta a mano, affidata a una busta viola e diretta ai media, che sta per riprendere il suo usuale lavoro, fedele all’impegno di rinnovamento dell’umanità che la vede da sempre protagonista. Da lì in poi le lettere viola partono con cadenza regolare e raggiungono i loro sfortunati (o fortunati?) destinatari, che tornano a morire come si conviene.

Ma un violoncellista, dopo che la lettera a lui indirizzata è stata rinviata al mittente per tre volte, costringe la morte a bussare alla sua porta per consegnarla di persona…

“Le religioni, tutte le religioni, per quanto le si rigiri, non hanno altra giustificazione di esistere all’infuori della morte.”

OPINIONE: Le intermittenze della morte, come gli altri libri di Saramago ritengo che non siano libri per tutti, nè libri da poter leggere distrattamente.
In primis perchè i periodi di Saramago sono infiniti, a volte mi è capitato di dover rileggere la stesa lunghissima frase perchè nel mentre mi ero persa. Anche i discorsi diretti non vengono segnalati, quindi capita che diventi difficile capire chi sta dicendo cosa.

Le intermittenze della morte

Ma arriviamo a Le intermittenze della morte e ha cosa mi ha lasciato. E’ un libro che mi ha fatta riflettere molto. Dal titolo sembra un libro incentrato sulla morte ma in realtà parla molto più di vita e lo fa con il sarcasmo e lo stile unico di Saramago.

Da un giorno all’altro nessuno muore più. Vita eterna! Wow! è il primo pensiero di chiunque, ma vita eterna non vuol dire giovinezza eterna. Gli incidenti continuano a capitare, le persone ad ammalarsi ed ad invecchiare. Avremmo quindi sempre più moribondi, sempre più persone bisognose di cure ed assistenza. E uno stato può permettersi tutto ciò? E i familiari sarebbero disposti ad occuparsi di questi moribondi fino a quando non saranno loro stessi moribondi? Quali sarebbero le conseguenze?

Ecco Saramago, in Le intermittenze della morte analizza ogni aspetto. Da quelli economici, dalla mancata presenza di strutture per ospitare i bisognosi, da chi perde il lavoro a causa della mancata morte, alla religione che potrebbe scomparire venendole a mancare uno dei motivi principali per la quale esiste.

Fino ai risvolti più profondi. La decisione di alcune persone di lasciare lo stato pur di morire. Perchè, opinione personale mia e, sembra, anche di Saramago ad un certo punto la vita non è più vita. Si è quindi disposti a tutto pur di morire.

La cosa che più mi ha infastidito (in realtà l’unica di tutto il libro), sulla quale non avevo mai riflettuto, è che la morte, in quasi tutte le lingue, in italiano ad esempio è così, ha una declinazione femminile, motivo per il quale se la morte avesse sembianze umane sarebbero quelle di una donna. Mi sono scervellata su questo punto e sono arrivata alla conclusione che si, la morte è donna, ma allo stesso tempo anche la vita è donna.

Altro passaggio interessante è quando e come la morte decide di tornare, perchè la morte non è sparita, dal mio punto di vista, ha solo messo alla prova gli abitanti di uno stato per far capire a tutti la lezione. Che in molti la disprezzano e la maledicano ma che lei e la vita sono due facce della stessa medaglia.

Dicevamo che la morte torna. Ma decide di tornare con un nuovo modus operandi ovvero avvisare tramite una lettera viola una settimana prima coloro che dovranno morire. Ora io dico, ma vi immaginate l’ansia? Tu sei sano come un pesce e una mattina Puff!! ti arriva una lettera e ti dice che tra otto giorni morirai. ORRORE!!!

Per come la vedo io, prima o poi, morire ci toccherà a tutti, ma gli otto giorni di preavviso immaginati da Saramago sono veramente una tortura. Ci renderebbero migliori o ci farebbero redimere dai nostri peccati? Chiedere scusa a quella persona a cui non l’abbiamo mai voluta chiedere? Dire un ti voglio bene in più? Forse questo si, ma per tutto il resto la risposta è no, io non credo. Anzi. Ci farebbero fare le più grandi cazzate della nostra vita, tanto non avremmo più niente da perdere!

Concludo dicendo che personalmente amo lo stile di Saramago il suo sarcasmo, il suo essere anticonformista e che per me questo libro merita un bel 9!

Alla prossima amici lettori!

2 Risposte a “Le intermittenze della morte – trama ed opinione”

  1. Cecità ancora non l’ho letto ma sono convinta non deluderà!!!
    Grazie di cuore di essere passata!

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